Rose, donne e storia: la valle che sfida il declino in marocco

La Valle delle Rose del Marocco si riscopre, tra profumi intensi e tradizioni secolari. Un’economia legata alla produzione di damascena in evoluzione, con nuove figure che emergono per rivendicare il proprio ruolo.

Un’eredità antica, un futuro in bilico

Un’eredità antica, un futuro in bilico

A Kelâat M’gouna, nel cuore della regione di Marrakech, la coltivazione della rosa ha radici profonde, risalenti al XII secolo. Leggende di pellegrini orientali che hanno introdotto la varietà, un’origine avvolta nel mistero che alimenta la passione per questa preziosa pianta.

Ma la storia di questa valle è anche quella di un’appropriazione, di una trasformazione forzata. La colonizzazione francese ha segnato un punto di svolta, trasformando la coltivazione in un’attività orientata all’esportazione, con prezzi e condizioni imposte da interessi esterni.

Per generazioni, le donne sono state il motore di questa economia, dedite alla raccolta, alla distillazione e alla lavorazione delle rose. Un lavoro umile, spesso poco remunerato, legato a tradizioni ancestrali e al ritmo delle stagioni.

Ma la situazione sta cambiando. L’emergere di cooperative e di piccole imprese, guidate da donne intraprendenti, sta ridefinendo le regole del gioco. Un tentativo di recuperare il controllo sulla produzione e sulla vendita, di valorizzare il prodotto a 360 gradi.

“Ci svegliamo molto presto, prima dell’alba”, racconta Fatima Temaghrite, 57 anni, una raccoglitrice esperta. “Il lavoro è faticoso, ma c’è una pace interiore nel collaborare con la natura, tra le montagne e il profumo delle rose.”

La raccolta è un’operazione rapida e meticolosa. Le rose vengono raccolte a mano, lasciando intatta la loro fragranza e la loro bellezza. Un rituale che si ripete ogni anno, con la partecipazione di intere comunità.

La distillazione, un processo antico e complesso, trasforma i fiori in acqua profumata e olio essenziale. Gli alembicati, realizzati in rame, vengono riscaldati a temperature elevate, liberando l’essenza della rosa.

“Questi recipienti sono posti sul fuoco, raggiungendo temperature di quasi 97 gradi Celsius”, spiega Hafsa Chakibi, proprietaria di Flora Sina. “Il vapore, intriso di profumo, viene guidato verso un sistema di raffreddamento, dove si condensa in liquido.”

Ma la vera svolta arriva con il Festival delle Rose, una celebrazione gioiosa che si tiene a fine aprile. Musica, danze, bancarelle di prodotti artigianali: un’occasione per festeggiare il raccolto e per promuovere il territorio.

“È il momento più felice dell’anno”, dice Temaghrite con entusiasmo. “Un’occasione per condividere la nostra passione e per dimostrare che la Valle delle Rose ha ancora tanto da offrire.”

Le cooperative, supportate dal “Plan Maroc Vert”, stanno offrendo nuove opportunità alle donne, consentendo loro di lavorare in modo più autonomo e di ottenere prezzi più equi. Un modello di sviluppo sostenibile, che valorizza il patrimonio culturale e le competenze locali.

“Da 2008, grazie alle cooperative, molte donne lasciano il villaggio per la prima volta”, afferma Nacima Mohamdi. “Un cambiamento che apre nuove prospettive per il futuro.”

La sfida è quella di coniugare tradizione e innovazione, di preservare la bellezza del passato e di guardare al futuro con fiducia. Un futuro in cui la Valle delle Rose possa continuare a profumare il mondo, con la forza delle sue donne e la magia dei suoi fiori.