Il mall dimenticato: arte e nostalgia tra scaffali vuoti
Il suo splendore è svanito, inghiottito dall’ondata di negozi online e dai gusti dei consumatori. L’Hudson Valley Mall, un tempo fulcro di socializzazione e shopping, è oggi un monumento al declino, un’occasione unica per un’esplosione creativa.
Un’eredità di identità e consumismo
A pochi passi da Kingston, quel complesso commerciale degli anni Ottanta e Novanta, con Kmart, JCPenney e un food court brulicante, oggi si presenta come un’anomalia: bottega di parrucchiere, cinema, due palestre e un solitario Target. Ma non è una fine, bensì un invito a scavare nel passato, a riscoprire le radici di un’epoca.
Il progetto ‘The Mall’, curato da Marly Hammer, Jasper Richmus e Kate Asmus, trasforma gli spazi abbandonati in gallerie d’arte temporanee, un’esplorazione audace e originale. Non si tratta di una semplice riappropriazione dello spazio, ma di un’analisi profonda del suo ruolo nella formazione dell’identità, del commercio e della comunità.

Dalle vhs alle influencer: un viaggio nel tempo
Il progetto non ignora la storia del luogo, recuperando atmosfere iconiche come quella di Hot Topic, un tempo fucina di subculture e alternative. Le pareti sono ora pop-up per talenti emergenti, come Lagoon e Everywhere Shop, mentre le vetrine espongono omaggi agli anni Novanta, con VHS Girl, Jennifer Sullivan e i T-shirt digitali di Richey. Un’immersione totale in un’epoca di jeans strappati, musica grunge e angoscia adolescenziale.
Dalla GNC, ospitante di ‘Gallery New Contemporary’, alle installazioni di Dina Cline – miniature di Tamagotchi e Game Boy – fino alle sculture di Hadi Falipishi e ai tappeti colorati di Johannah Herr, ‘The Mall’ è un caleidoscopio di stimoli sensoriali e concettuali. La ferrata alimentare di Stuart Lantry, con i suoi modelli di hot dog e patatine, è un’ironica citazione del fast-food preferito da Trump. E l’installazione immersiva di Linda Colletta, ‘TV Dinners’, rievoca la nostalgia dei pasti pronti e dei programmi televisivi degli anni Ottanta.
Hammer, Asmus e Richey non cercano di “sanificare” il luogo, ma di abbracciare le sue contraddizioni, i suoi fantasmi. Il mall, infatti, non è stato concepito come un semplice centro commerciale, ma come un laboratorio di identità, un luogo dove i giovani cercavano di capire chi volevano diventare. Un’esperienza unica, un’occasione per unire arte e vita quotidiana, lasciando che il pubblico si interroghi sul passato, sul presente e sul futuro.
L’ambizione non è solo esporre l’arte, ma abbattere le barriere tra il mondo dell'arte e la vita di tutti i giorni. Un weekend che si rivela un’esperienza sorprendente, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi.
