Silhouette estreme: moda uomo tra glp-1 e lookmaxxing – un’analisi critica

La moda maschile stagionale 2027-2028 è stata dominata da una silhouette ultra-snella, un’evoluzione radicale che destano interrogativi e alimentano un acceso dibattito nel settore.

Il ritorno del corpo a pelle e i modelli ‘jacked’

Prada, Dior Men e Gucci hanno anticipato questa tendenza con abiti aderenti e jeans skinny, un’eco, a quanto pare, dell’impatto del GLP-1 sul mondo della moda femminile. Parallelamente, la passerella ha visto un’impennata di modelli muscolosi, spesso vestiti con shorts cortissimi e capi aderenti per esaltare quadricipiti e pettorali, alimentando il fenomeno ‘lookmaxxing’.

Una tensione inaccettabile: corpi e clienti

Una tensione inaccettabile: corpi e clienti

Questo contrasto, un’estremizzazione di due tendenze opposte, riflette una crescente tensione nel panorama maschile: la necessità di replicare il corpo dei clienti, una priorità che la moda maschile ha storicamente ignorato. Le statistiche di Vogue Business ne sono la prova: da FW25, la rappresentazione di fisici più generosi sulle passerelle maschili si è attestata a un misero 0.2-0.3%.

Stagnazione e nuove sfide

Stagnazione e nuove sfide

La stagione SS27 ha confermato non solo la persistenza di questa tendenza verso corpi sempre più snelli, ma anche un’ulteriore spinta verso ideali di bellezza irraggiungibili per la maggior parte degli uomini. Louis Gabriel Nouchi sottolinea con amarezza un ritorno indietro, una sensazione di isolamento per i designer che cercano di offrire una rappresentazione diversificata del corpo. Mahalia Chang evidenzia la percezione di un declino nell’inclusività, con un ritorno di silhouette strette e un’impossibilità per molti di indossare abiti che non valorizzino i propri fisici.

Voci contrastanti: buyer, fotografi e stilisti

Le opinioni degli addetti ai lavori sono divergenti. Yasmin Mehmet, buyer di Harrods, segnala un allontanamento dalle silhouette oversize in favore di tagli più sartoriali, pur riconoscendo la domanda per capi che valorizzino la figura senza esaltare eccessivamente i muscoli. Jo Fetto sottolinea la mancanza di un reale progresso nell’inclusività delle taglie, mentre Tomo Koizumi, designer, esprime preoccupazione per la limitatezza delle taglie offerte dai designer giapponesi. La conversazione sull’inclusività sembra ancora agli inizi, a detta di molti.

Il ruolo dei farmaci e l’influenza culturale

Molti osservatori, come Willy Chavarria e Declan Chan, mettono in discussione l’impatto della cultura del ‘lookmaxxing’, alimentata da farmaci come Ozempic, evidenziando una deriva verso ideali di virilità regressivi. Paul Maximilian, stylist, osserva che la moda si sta adattando a una cultura che premia la trasformazione e la perfezione, a scapito della reale inclusività.

Un futuro incerto?

David Martin conclude con una nota pessimista: l’inclusività delle taglie è ancora un’esigenza irrisolta. La moda maschile, a suo dire, si muove su un binario che non contempla la diversità dei corpi, concentrandosi su standard di bellezza sempre più ristretti. L’affermazione di Achilles Ion Gabriel è chiara: la moda non è un riflesso della società, ma un’aspirazione, e deve trovare un equilibrio tra l’estetica e la rappresentazione di un pubblico ampio e variegato.