Lu: l'anima sonora di un’autobiografia visiva – e il dirt come accessorio
Kelsey Lu, la artista e musicista dietro ‘So Help Me God’, ha svelato un’evoluzione profonda, sia personale che artistica, in un’intervista a Vogue. L’album, un’immersione sonora e visiva complessa, è il risultato di anni di introspezione e di una maturazione che si riflette in ogni nota e in ogni immagine.
Dalla frustrazione al palazzo: un viaggio emotivo
Lu racconta di un percorso di consapevolezza, di un distacco da relazioni tossiche e da un’immagine di sé problematica. “Mi sento cresciuta molto in termini di sapere cosa voglio e cosa non voglio, costruendo la mia intuizione”, afferma. Un’intuizione che si traduce in un lavoro profondamente personale, ispirato in particolare dal film ‘Portrait of a Lady on Fire’ di Céline Sciamma, e dalla sua capacità di evocare un’intensa malinconia.

Collaborazioni che parlano un’altra lingua
L’album è costellato di collaborazioni significative, da Kamasi Washington e Kim Gordon a Sampha e Miguel Atwood-Ferguson. Il rapporto con Kim Gordon, nato da un incontro fortuito a Los Angeles nel 2017, ha trovato una nuova espressione in una composizione celestiale che, pur non essendo presente nell’album, è parte integrante delle visualizzazioni. “È un pezzo che ho creato quando ero frustrata in studio, una delle mie composizioni più boisterose”, spiega Lu, “e quando lei è arrivata, ho suonato per lei.”

Performance installative e dirt come simbolo
Le performance live di Lu sono diventate vere e proprie installazioni immersive, come quella al Palazzo Diedo a Venezia, dove il pavimento era ricoperto di terra e le opere in carbone si animavano in sincronia con la musica. Un’esperienza sensoriale totale, un invito a partecipare attivamente all’opera. “Probabilmente il mio nuovo rider sarà una borsa di terra”, confessa Lu con un sorriso, sottolineando l’importanza di questo elemento rituale.
Un’eredità di memoria e di emozioni
Ogni artista coinvolto nell’album è legato alla sua memoria, a un’esperienza condivisa. La scoperta di Sampha a Londra, durante un suo primo concerto con Kamasi Washington, ha aperto nuove prospettive. “È stato un modo per entrare nel mondo londinese”, racconta Lu. L'album, quindi, non è solo un’opera d'arte, è un archivio di emozioni, di ricordi, di incontri che hanno plasmato la sua visione del mondo. Un viaggio sonoro e visivo che invita a riflettere sulla complessità dell'esistenza e sulla forza della creatività.