Iran: un accordo sfumato e le ombre di un futuro incerto
Un patto tra Iran e Stati Uniti, più un memorandum d’intesa che un vero e proprio accordo, tira d’orecchiata il mondo. Ma dietro le dichiarazioni di J. Divan Vance, vice presidente americano, si nasconde una realtà più complessa e inquietante.
Un calendario di ‘breakthroughs’ a tempo di caffè
Vance, in un’apparizione su CNBC, ha dipinto un quadro di progressi, limitati però a una finestra di sessanta giorni. Un’escalation di concessioni, come un’operazione a scadenze strette, che solleva più interrogativi che certezze. Il cessate il fuoco, la libera navigazione nello Stretto di Hormuz e, soprattutto, il destino del programma nucleare iraniano – ancora avvolto in un’opaca nebbia di segreti – sono tutti vincolati a questo orizzonte temporale.
L’impegno a distruggere e smaltire l’uranio arricchito, accumulato negli anni sotto amministrazioni precedenti, è un punto cruciale, ma le modalità concrete restano un mistero. Non si tratta, in sostanza, di un accordo, bensì di una semplice promessa scritta, firmata da due entità la cui credibilità, a dir poco, è discutibile. Come sottolinea Jeremy Bowen della BBC, il danno reputazionale già subito è di una portata incalcolabile.

Un rilievo, ma con un prezzo altissimo
La riapertura dello Stretto di Hormuz, promessa da Trump, dovrebbe alleggerire la pressione sull’economia globale e su milioni di vite. Ma il costo di questo
