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La corte suprema inchioda l'alabama: un colpo al voting rights act

Martedì sera, mentre l'attenzione del Paese era rivolta ad altro, la Corte Suprema ha inflitto un duro colpo al Voting Rights Act, aprendo la strada a un'Alabama che sembra uscita direttamente da un manuale di Jim Crow. Un'operazione chirurgica, eseguita con la precisione di un chirurgo e la spietatezza di un usuraio, che solleva seri dubbi sulla direzione che sta prendendo la giustizia americana.

Un'ordinanza a sorpresa, una mappa controcorrente

La vicenda, come spesso accade, è complessa. Un tribunale federale aveva già stabilito che la mappa elettorale alabama, disegnata con una logica che rasenta la beffa, violava il Voting Rights Act, eliminando di fatto un distretto con maggioranza afroamericana. Un'anomalia che non poteva essere tollerata, almeno fino a quando John Roberts e la sua maggioranza conservatrice non hanno deciso diversamente.

Con un'ordinanza di soli tre pagine, redatta senza il consenso dei giudici, la Corte Suprema ha ribaltato la decisione del tribunale federale, permettendo all'Alabama di utilizzare la mappa contestata nelle prossime elezioni. La giustizia, in questo caso, sembra aver preso una direzione inaspettata, favorendo gli interessi politici a scapito dei diritti civili.

La dissidenza della giudice Sonia Sotomayor è stata lapidaria: un'ammissione di fallimento, un grido di allarme che risuona nel vuoto. Come direbbe il boss Doyle Lonnegan, “Non sei solo un imbroglione, sei un imbroglione senza palle”. Un'espressione cruda, ma che rende perfettamente l'amarezza di chi crede ancora nei principi fondamentali della democrazia.

La scusa del

La scusa del 'deferimento' e l'ombra della louisiana

La motivazione addotta dalla Corte Suprema è tanto debole quanto inequivocabile: il tribunale federale non avrebbe tenuto sufficientemente conto di una precedente sentenza della Corte stessa, quella del caso Louisiana. Una sentenza che, diciamocelo chiaramente, ha già eroso le fondamenta del Voting Rights Act, indebolendo la protezione dei diritti di voto delle minoranze.

L'ipocrisia è palpabile: la Corte accusa il tribunale federale di ignorare la sentenza Louisiana, la stessa sentenza che ha creato il caos e costretto le autorità elettorali a correre ai ripari in vista delle elezioni di novembre. Un'inversione di accuse che rasenta l'assurdo, un tentativo disperato di giustificare una decisione profondamente ingiusta.

Il tribunale federale aveva semplicemente chiesto all'Alabama di tornare alla mappa precedente, una richiesta ragionevole e legittima. Ma per la Corte Suprema, qualsiasi intervento giudiziario è un'intrusione inaccettabile nella sfera dei politici eletti. Un'argomentazione che, di fatto, legittima la manipolazione del processo elettorale a favore del partito al potere.

Un precedente pericoloso per il futuro

Un precedente pericoloso per il futuro

Questa decisione non è solo un colpo per l'Alabama e per i suoi elettori afroamericani. È un segnale allarmante per tutto il Paese, un precedente pericoloso che potrebbe aprire la strada a nuove forme di discriminazione politica. La Corte Suprema, con la sua decisione, ha dimostrato di essere più interessata a proteggere gli interessi del partito conservatore che a garantire il rispetto dei diritti civili.

La vicenda alabama è la triste conferma di una tendenza preoccupante: la progressiva erosione dei diritti delle minoranze e l'ascesa di una politica sempre più polarizzata e intollerante. Un futuro incerto, dove la democrazia sembra essere sempre più compromessa. Un futuro in cui, come ammoniva il grande Bob Dylan, “The times, they are a-changin’… e non sempre in meglio.”