Genet rivoluziona il teatro: le maggi serve come influencer e l'audace di un nuovo staging
L’eredità di Jean Genet continua a scuotere il palcoscenico internazionale. Dopo ottant’anni di reinterpretazioni, Le Balie, con la sua carica provocatoria sulla sessualità, il potere e l’identità, sta per vivere una nuova, audace trasformazione.

Un’eredità di scandalo e nuovi protagonisti
Cate Blanchett, Isabelle Huppert, Elizabeth Debicki: le figure iconiche che hanno incarnato le fragili e contorte dinamiche delle balie di Genet. Ora, a St. Ann’s Warehouse a Brooklyn, sarà Phia Saban a interpretare Madame, un’ereditiera trasformata in influencer, un’immagine di privilegio sfacciato, un’antitesi perfetta del mondo oppresso delle domestiche.
Claire, interpretata da Lydia Wilson, e Solange, con Phia Saban, non sono semplici servitori, ma le uniche connessioni tangibili del Madame con la realtà. Un meccanismo di sadismo e dipendenza che, secondo il regista Kip Williams, si rivela ancora più inquietante se proiettato in un contesto contemporaneo.
Ma il vero colpo di scena risiede nell’atto di messa in scena. Williams, con un’intelligenza spietata, trasforma lo spettatore in un voyeur silente, un osservatore privilegiato delle atrocità che si consumano sullo sfondo di un lussuoso salotto. Lo shendro che avvolge la stanza del Madame si apre, rivelando un’immagine di decadenza e ossessione, e l’attenzione del pubblico diventa il motore della tragedia.
La produzione, che ha già fatto il suo debutto al Donmar Warehouse di Londra, si avvale del talento di Ha, già protagonista di Bridgerton, una carriera in rapida ascesa. ‘È un ritorno in un ambiente che mi ha permesso di crescere’, afferma l’attrice. ‘Ho potuto esplorare la figura di Madame con una nuova sensibilità, influenzata dal mio ruolo nella serie Netflix.’
Un’evoluzione che si riflette anche nella scenografia, ricca di riferimenti alla cultura del follower, ai designer di lusso e alla spasmodica ricerca di visibilità. “È un’analisi spietata del nostro tempo”, commenta Wilson. “Williams ha colorato ogni singola parola, ogni dettaglio, con un’intenzione precisa. È una ridefinizione totale del testo originale.”
La pièce, che vedrà il debutto a maggio 2026, rappresenta un’ulteriore dimostrazione di come le opere teatrali classiche possano essere reinterpretate e reinventate per il pubblico moderno. Un’esperienza intensa e provocatoria, che non lascia spazio all’indifferenza.
